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Come scegliere un cane in canile

Nell’articolo precedente abbiamo analizzato come orientarci responsabilmente nella scelta di un cucciolo di razza proveniente da un allevamento. Ora invece ci dedichiamo all’approccio che dovremmo avere quando decidiamo di prendere un cane di canile (di razza o meticcio).

Gli aspetti da tenere in considerazione sono vari, il carattere, l’età, il sesso e la taglia. Come per la scelta di un cucciolo di razza, è importante dirigere la nostra decisione sulla base del nostro stile di vita, per far in modo che il nostro amico si possa integrare meravigliosamente bene all’interno della nostra famiglia: se siamo dei tipi attivi è meglio scegliere un cane che abbia le nostre stesse necessità. Se siamo particolarmente pigri sarà meglio adottare un cane calmo e tranquillo, e cosi via.

Innamorarsi ‘a prima vista’…

A volte capita di innamorarsi a prima vista di un cane. Ed è un’emozione bellissima, in quanto connaturata nella nostra natura di essere umani. Tra le decine o centinaia di ospiti di un canile, è solo lui/lei che ci ha colpito così profondamente tanto da non farci avere dubbi sulla scelta. Di lui/lei però, aldilà del ‘colpo di fulmine’, non conosciamo affatto né il carattere né i comportamenti da esso derivanti e derivati: un’incognita che potrebbe mettere a dura prova la nostra futura e duratura convivenza con lui/lei. Pertanto, l’innamoramento va bene, ma è comunque consigliabile verificare che esista tra voi e il prescelto/a quel minimo comun denominatore che potrà assicurare un’alleanza stimolante, funzionale e valida per sempre.

Per questo in ogni canile ci sono dei volontari e degli educatori che conoscono il carattere e il modo di comunicare di ogni cane ospitato. Farci aiutare da loro nella scelta non solo è giusto ma opportuno e conveniente. Ricordiamo che il primo obbiettivo degli operatori, oltre a quello di far adottare il cane, è soprattutto l’evitarne il rientro in canile, evento che causerebbe forte stress per il nostro amico a 4 zampe: seguire il loro consiglio ci potrà quindi aiutare a scegliere il cane più adatto a noi.

Anche per questo, laddove è possibile,  sarebbe buona cosa accordarsi con gli operatori per favorire almeno due o tre incontri prima di portare il nostro futuro amico a casa. Infatti il cane in una gabbia è spesso del tutto ignaro di quali siano i comportamenti che ci aspettiamo da lui, quelli che riteniamo giusti o castighiamo come sbagliati… diamogli la possibilità di apprenderli assumendocene noi la responsabilità. Per questi motivi non abbiate fretta: una passeggiata insieme, un pasto, un’ora passata a coccolarlo racconteranno al cane molto di voi e a voi molto di lui e porranno le basi per un sodalizio duraturo.

Quando la scelta cade su un cucciolo…                                        

Nei canili non sono ospitati solo cani adulti ma ci sono anche tanti cuccioli. Fa parte della nostra biologia di umani essere inteneriti da un batuffolo di pelo un po’ dinoccolato e con gli occhioni grandi. Se la nostra scelta cade su di un cucciolo è bene prepararsi: per quanto piccolo e maneggevole ci appaia a prima vista, relazionarsi con lui sarà molto impegnativo! Qualsiasi cucciolo lo è, e per tutta una serie di motivi: socializzazione, insegnamento dei bisogni fuori casa, distruzione, inibizione del morso, condotta al guinzaglio, richiesta di attenzioni etc.etc. Ovviamente molti preferiscono di gran lunga questa scelta, sia perché il cucciolo è carino sia perché c’è la credenza del “lo cresco come voglio io” il ché, mi trova anche d’accordo purché viva in un ambiente calmo, sereno, allegro e ricco di stimoli e soprattutto cresca con un proprietario che possegga gli strumenti adatti a spiegare al cane come maturare.

Ma molto spesso un cucciolo di canile oltre a questi normali comportamenti/necessità più o meno gestibili,  non ha avuto l’opportunità di vivere accanto alla mamma dalla quale è stato staccato in un età cruciale per la sua crescita (prima dei 60 giorni). Di conseguenza come rapportarsi al mondo è per lui un’incognita: ne consegue che il mondo non potrà che conoscerlo attraverso noi. Le mamme canidi infatti, nei primi mesi di vita insegnano alla prole a gestire le emozioni, a imporsi dei limiti e ad assumere comportamenti corretti. In pratica forniscono ai propri cuccioli gli strumenti per relazionarsi con l’esterno in maniera funzionale.

Nel caso di un’adozione di un cucciolo spetterà a noi assumere questo importante ruolo. Per cui, in caso di una prima esperienza consiglio, sin dai primi giorni, di farsi assistere da un esperto (educatore), che possa aiutarci ad impostare una corretta relazione, perché, soprattutto nei primi mesi, un cucciolo ha bisogno di messaggi chiari, coerenti e che per lui siano comprensibili e significativi.

Facciamo uno sforzo in più per adeguarci al suo modo di pensare. Non affidiamoci solo al nostro affetto e al nostro istinto: quello che vogliamo insegnargli è certamente efficace ma senza gli strumenti di comunicazione adeguati, del tutto inefficace potrebbe essere il nostro modo di chiedere e ‘parlare’.

Quando la scelta si indirizza verso un cane adulto…

Un cane adulto ci elimina tutta una serie di problemi in quanto il suo carattere e le sue conoscenze sono in parte già acquisite, il ché non vuol dire non modificabili ma certamente possiamo avere una buona idea di chi abbiamo dinanzi. Quindi preferire un cane che si mostri socievole e allegro ci risparmierà sicuramente un bel po’ di fatica nella gestione quotidiana. Ma anche adottare un cane con una serie di problematiche legate al suo passato può renderci orgogliosi: avremo l’opportunità di restituirgli una vita che ogni essere vivente ha il diritto di vivere… è una scelta profondamente ammirevole purché sia effettuata con cognizione di causa e si sia dotati di tanta pazienza, amore e anche di qualche nozione cinofila di base… indubbiamente in questo caso l’impegno che noi dovremmo avere sarà costante e faticoso ma ricco di soddisfazione.

Se la nostra scelta si è indirizzata verso un cane adulto dobbiamo in ogni caso prevedere un periodo di assestamento simile a quello che incontreremmo con un cucciolo. Nessuno conosce in maniera dettagliata il vissuto del nostro cane e noi non possiamo sapere con certezza in che modo possa reagire in determinate situazioni. L’esperienza maturata potrebbe essere insufficiente a confronto di quella ricca di stimoli e varietà in cui lo portiamo a vivere. Un cane che abbia vissuto molta parte della sua vita in canile potrebbe aver sviluppato delle paure che non ci aspettiamo e che non sempre è possibile prevedere: rumori improvvisi, camion della spazzatura, scale mobili, grida di bambini. Chiaramente non è detto che sia sempre così: ci sono cani che pur avendo vissuto traumi, abbandoni, o siano cresciuti in una gabbia, sono per natura fiduciosi e pronti a lanciarsi nella nuova esperienza di vita con noi senza alcun problema. Anche in questo caso fondamentale sarà il contributo dei volontari e degli operatori nel raccontarci di lui/lei. Per questi e altri ‘imprevisti’ vale il discorso che è stato fatto per i cuccioli: starà a noi avere il cane al nostro fianco indicandogli con un linguaggio comprensibile l’approccio conveniente e la corretta reazione da tenere. Molte volte diamo per scontato che in quanto adulto si comporterà automaticamente in modo educato. Non è sempre così: il comportamento del nostro cane somiglierà tanto più al comportamento che desideriamo quanto più avremo pazienza con lui nello spiegargli che cosa  – a nostro avviso – può o non può fare.

Altre cose che diamo per scontate…                        

Diamo per scontato che un cane ‘salvato’ dal canile ci amerà e ci sarà riconoscente perché noi siamo i suoi salvatori. Non è proprio così: il nostro cane non ci sarà riconoscente solo perché l’abbiamo tolto da una gabbia, ma lo sarà se sapremo costruire una buona relazione con lui, basata sul rispetto, l’affetto, la reciproca comprensione.

Diamo per scontato che i cani siano più felici se hanno accesso ad una vita sessuale come la intendiamo noi. Non è proprio così: in molti canili la castrazione e la sterilizzazione sono obbligatorie e mi trovo d’accordo in quanto aiutano a tener sotto controllo il randagismo e diminuiscono in modo esponenziale la competitività tra cani dello stesso sesso, evitando le fughe legate al periodo dell’accoppiamento. Inoltre diminuiscono notevolmente la probabilità di sviluppo dei tumori (utero,mammelle, prostata etc,etc) senza influire sul carattere del cane.

Diamo per scontato che un cane di canile abbia bisogno di più affetto per bilanciare l’affetto che gli è stato negato. Non è proprio così: il cane preso in un canile ha sì bisogno di amore, ma soprattutto di trovare un partner calmo e sicuro di sé a cui affidarsi e non un individuo iper-ansioso che cerca di proteggerlo perché nella sua vita c’è stato qualcosa di mancato.

Diamo per scontato che il cane di canile abbia subito dei traumi in passato impossibili da superare. Non è proprio così: ci sono alcuni comportamenti associati ad eventi traumatici ma non bisogna per questo giustificarli e subirli passivamente con rassegnazione ma bensì lavorare per affrontarli e superarli. Tutti entriamo in una relazione carichi delle esperienze avute. Aggrovigliarci a ripercorrerle non porta a niente… dimentichiamo Freud e consideriamo il passato del nostro amico a quattro zampe come la ricchezza di un individuo che si allea con noi per costruire insieme il nostro futuro.

Se terremo presente e faremo tesoro di tutte queste cose fin qui descritte, la relazione che riusciremo a stabilire con un cane a cui abbiamo deciso di offrire una seconda chance per tutto il resto della sua vita, ci regalerà emozioni ed esperienze uniche e preziose. Perché saremo davvero tutto per lui/lei, e se sapremo essere chiari, coerenti, dolci e pazienti, vi garantisco che il vostro amico saprà ringraziarvi di questa fiducia accordatagli ogni giorno, ogni attimo della vostra vita con lui. E vivere accanto a un cane felice è quanto di più bello ci possa capitare nella vita…

Alessandro Moscati

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Come scegliere un cucciolo

 

Le motivazioni per decidere di far entrare un cane nella nostra vita possono essere varie: per la compagnia, per le specificità caratteriali/estetiche della razza, per le diverse e innumerevoli attività in cui potremo impegnarci con lui: da quelle più sportive (agility, disc dog, obedience, ecc) a quelle naturali (cani da tartufo, caccia simulata, ecc) o legate a uno scopo sociale (salvataggio, pet therapy, ecc). O più semplicemente perché ci siamo innamorati follemente di lui/lei incontrando il suo sguardo in giro per strada.

Ma prima di fare il grande passo, ovvero scegliere un cucciolo che dai suoi primi mesi di vita starà con noi per tantissimi anni e a cui dovremo garantire affetto, dedizione, benessere e salute – è bene prendere in considerazione tutta una serie di parametri indispensabili a fare la scelta più giusta per noi e per il cucciolo stesso:

1)  il nostro stile di vita: se siamo persone molto dinamiche, attive, sportive sarà bene orientarsi su una razza che amerà condividere il suo tempo libero con noi senza sgranare gli occhi ‘atterrito’ ogni volta che ci vede prendere il guinzaglio per uscire (magari anche a Ferragosto sotto il solleone) quando invece avrebbe preferito poltrire tutto il giorno sul divano… (ad esempio un Bulldog è difficile che si esalti all’idea di passare ore e ore a correre per parchi, mentre un labrador ve ne sarà eternamente grato!);se al contrario amiamo una quotidianità più placida, tranquilla e abbiamo poco tempo/scarsa voglia di passare ore a macinare chilometri in compagnia del cane, farsi guidare dall’estetica optando per esempio su un Cocker, Setter o un Border Collie… beh poi non dovremo lamentarci se per sfogare l’energia repressa si divertirà a trasformare il nostro appartamento in un parco giochi…

2)    la razza: ogni cucciolo è un individuo a sé stante con caratteristiche e indole proprie determinate dal suo Dna, dal tipo di genitori e dal modo in cui ha vissuto i primi mesi di vita. Ma la storia e le specificità della razza cui appartiene sono comunque radicate in lui/lei e sarebbe una leggerezza imperdonabile non tenerne conto per sapere e capire a che tipo di quotidianità andremo incontro col nostro compagno a quattro zampe.

se ad esempio siamo spinti da un desiderio del tipo: vorrei un cane carino, socievole con tutti e che sia contento quando le persone mi vengono a trovare a casa… beh forse un Rottweiler non fa per noi. Sarà devoto a noi e ai nostri familiari e ci amerà incondizionatamente, ma in virtù di questo sarà istintivamente portato a difenderci e proteggerci. E un cane che da adulto arriverà a pesare anche più di 50 kg e provvisto di una mascella che non passa inosservata, se si mette in testa di difenderci… insomma non sarà proprio facilissimo fargli capire che non tutto quello che ci si avvicina o entra nel nostro territorio è necessariamente un pericolo…

se invece al contrario desideriamo un cane che oltre a essere carino e socievole con tutti, scoraggi magari anche solo abbaiando un intruso non gradito, un Golden retriever non è esattamente il tipo di cane giusto… Non è improbabile che faccia le feste anche a un ladro intento a portarci via l’argenteria…

3)    la tipologia del branco umano: la capacità di adattamento dei cani è straordinaria e spesso sorprendente. Inoltre con una corretta socializzazione e lavorando nel modo giusto sull’inserimento, ogni cucciolo può essere in grado di convivere serenamente in qualsiasi contesto familiare/sociale/ambientale: famiglie numerose, famiglie con bambini piccoli, famiglie che hanno già un altro animale domestico (gatto, uccellini, criceto, ecc o un altro cane), single, case con giardino, appartamenti senza balcone, monolocali ecc ecc ecc…

E’ tuttavia importante, nel caso di famiglie con bambini, avere ben chiaro che il rispetto che pretenderemo dal cucciolo nei confronti delle nostre cose e del nostro nucleo familiare, lo dovremo garantire fin da subito al piccolino/a che entrerà a far parte della nostra quotidianità. Se non adeguatamente preparati, i bambini possono avere nella relazione con un cucciolo/a un approccio troppo brusco e irruento. Non è colpa loro, non sanno ‘come si fa’ se non gli viene insegnato. È fondamentale far capire loro che il cucciolo non è un peluche, che ha bisogno dei suoi spazi di quiete e riposo e che non è un ‘gioco’ disponibile 24 ore su 24. Tutto questo non solo eviterà che il cane si stressi eccessivamente, ma farà sì che in presenza di altri cani non ‘di casa’ – a cui si può far tutto tanto non si arrabbia – i bambini non si mettano in situazioni di pericolo pensando che tutti i cani siano contenti di essere stropicciati o disturbati. Pertanto il farsi guidare un po’ superficialmente nella scelta del cucciolo dall’idea che esistano razze più tolleranti con i bambini è un errore. Tutte le razze possono andare d’accordo con i bambini, ma non è detto che un Boxer – notoriamente indicato come cane giusto per famiglie con bambini – non si riveli intollerante nei confronti di essi perché non ne può più di essere considerato un giocattolo!  È compito degli adulti quindi responsabilizzare i propri figli prima ancora di accogliere il cucciolo in casa.

Due parole sul tipo di abitazione: è bene smentire l’errata convinzione che se non si ha uno spazio esterno (terrazzo o giardino) non è il caso di prendere un cane perché soffrirebbe. Non è così. Il cane è soprattutto un animale sociale. Per il cucciolo passare del tempo col proprietario è più importante di qualsiasi altra cosa.
Può sembrare strano ma è molto più felice un cane ‘costretto’ a vivere in un monolocale rispetto a un cane che ha a disposizione un intero parco, ma dove rimane ore e ore da solo (il che non significa passare tutto il giorno con lui, anzi è bene fin da subito abituarlo a rimanere anche da solo in casa). Se il vostro lavoro e i vostri impegni vi tengono fuori di casa tutto il giorno, ma tanto c’è il giardino… forse non è il momento giusto di accogliere un cucciolo. Qualunque sarà la sua casa, quello che conta è che abbiate del tempo a disposizione per stare con lui/lei e garantirgli passeggiate all’aperto (possibilmente in spazi e luoghi che non siano sempre gli stessi) tutti i giorni (anche quando si ha la fortuna di possedere un giardino: dopo un po’ di quel giardino conoscerà ogni minimo odore e si annoierà fino a intristirsi). In definitiva l’importante è dedicare al cane del tempo di qualità cercando di soddisfare le sue esigenze.

4)    la conoscenza dei genitori: è importante verificare che i due genitori siano stati a stretto contatto con il cucciolo da quando è nato e fino al momento in cui verrà in casa con noi. O comunque se, come spesso accade, negli allevamenti sono le madri ad occuparsi dei cuccioli in assenza del padre biologico, è importante che in quell’allevamento ci sia almeno un cane maschio adulto, ed equilibrato, che sia stato in grado di trasmettere al cucciolo tutta una serie di informazioni e reazioni comportamentali indispensabili al suo corretto sviluppo psichico.

5)    dove prenderlo: è sicuramente consigliabile un buon allevamento, meglio ancora se riconosciuto e certificato dall’Enci. Un allevamento serio infatti, garantisce linee di sangue immuni da patologie ereditarie e pone molta attenzione nella selezione degli accoppiamenti tra soggetti con caratteri equilibrati, sia materni che paterni, assicurando che la morfologia e il carattere corrispondano allo standard di razza. Un buon allevamento inoltre dà la possibilità di visitare i cuccioli nell’orario di lavoro senza richiedere obbligatoriamente un appuntamento. Personalmente, sconsiglio vivamente l’acquisto del cucciolo in un negozio (a meno che di quel negozio non conosciamo vita morte e miracoli… di voci ne girano tante: cani che provengono da allevamenti poco affidabili dall’Est, cani malati, non socializzati, sottoposti alle più crudeli angherie, genitori non visibili né certificabili. Non è detto che sia sempre così, dipende dalla serietà dei proprietari del negozio, ma nel dubbio… L’importante è che il negozio sia in grado di darci tutta la documentazione certificata del cucciolo come farebbe un allevamento).

6)    adozione al canile: per quanto mi riguarda è la scelta più istintiva e forse anche la più ammirevole, in quanto del cucciolo che libereremo dalla sua ingiusta e immeritata prigionia non sappiamo nulla (se non, quando esistono, le tristi informazioni sul perché sia stato abbandonato). È una scelta a mio avviso meravigliosa e da premiare. Perché il lavoro che ci aspetta sarà probabilmente un po’ più impegnativo: dovremo imparare a conoscerlo e a capirlo giorno dopo giorno senza avere punti di riferimento. Ma il tipo di relazione che costruiremo con lui sarà entusiasmante e ci ripagherà del carico, in termini di dedizione e tempo, che sceglieremo di investire e dedicargli (a questo proposito suggerisco la lettura dell’articolo di: ‘come scegliere un cane in canile’ utile a partire col piede giusto).

7)    maschio o femmina?: se non si ha intenzione di prendere un cucciolo con l’idea di farlo riprodurre o accoppiare, la scelta del sesso non fa molta differenza. In generale la femmina può essere leggermente più facile da gestire rispetto a un maschio, ma dipende comunque da soggetto a soggetto. Se si è alle prime armi e poco esperti in materia di comportamento e segnali ‘canini’ orientarsi su una femmina può creare meno problemi, in quanto un maschio, una volta raggiunta la maturità sessuale (e se lo si lascia intero), svilupperà una serie di comportamenti dettati dal suo istinto che possono essere di più difficile contenimento: la lotta per le femmine (soprattutto nei periodi in cui entrano in calore) la conseguente tendenza ad allontanarsi di più dal proprietario durante le passeggiate proprio perché attratto dagli odori femminili, la propensione ad affermare la sua supremazia con gli altri maschi. Ovviamente si sta per necessità di sintesi generalizzando: ci sono maschi che pur ‘interi’ sono portati a non cercare e soprattutto a non mettersi nei guai negli incontri con altri maschi. Così come ci sono femmine dal caratterino niente male che mal sopportando di non essere le prime donne, in qualsiasi branco si trovino non useranno mezzi termini per farsi capire!

Nella scelta del cucciolo insomma, anche qui non è l’elemento ‘sesso’ quello che ci darà la garanzia di crescere un cane calmo e tranquillo, ma l’educazione e l’indirizzo che sapremo dargli dal primo giorno unitamente alla socializzazione con i suoi conspecifici.

Informarsi adeguatamente sulla specie canina, conoscerne la storia, il comportamento, l’evoluzione, ci aiuterà a fare della convivenza col nostro amico a quattro zampe una esperienza felice e serena. L’amore per un cucciolo è importante, ma non è tutto. Il vero gesto d’amore nei suoi confronti è non dimenticarci mai che quel cucciolo dolcissimo è prima di tutto un animale: un animale affettuoso, amorevole, meraviglioso ma con delle necessità ben precise da rispettare e che avrà bisogno di cura, dedizione e impegno per sempre. Scusandomi per la retorica vorrei comunque ricordare che IL CANE NON E’ UN GIOCATTOLO!

8)    la taglia: può sembrare superfluo segnalarlo (se si sceglie un San Bernardo si è ben coscienti che diventerà piuttosto ingombrante…) ma è utile invece spendere due parole a proposito dei possibili inconvenienti in cui si potrebbe incorrere nel non valutare attentamente la mole e il peso del cuccioletto una volta diventato adulto. Sebbene le strutture e gli esercizi pubblici  dog-friendly stiano per fortuna aumentando anche nel nostro Paese, non sempre è possibile portare con sé il proprio amico a quattro zampe in giro con noi. Mentre con un Barboncino, un Maltese, un Bassotto è più facile che non ci facciano storie se ad esempio lo portiamo con noi al ristorante, non è detto che la stessa tolleranza valga per un Alano. E questo solo per parlare di ristoranti, bar, negozi ecc ecc ecc. Ma se decidiamo di viaggiare, è opportuno sapere che ci sono regolamenti e restrizioni piuttosto severi, in tema di peso e ‘ingombro’, per poter portare il nostro cucciolo con noi a bordo di un aereo, di un treno o a soggiornare in albergo. Quindi se il tipo di vita che facciamo contempla molti spostamenti (non in automobile) e/o molte occasioni di frequentazione di alberghi e luoghi pubblici, bisognerà valutare attentamente il cucciolo che fa per noi, se non vogliamo relegarlo a una vita di ore e ore di attesa in macchina, solo a casa perché troppo ‘ingombrante’ o di soggiorni troppo lunghi e reiterati in pensioni per cani. Bisogna comunque sottolineare che se è vero che i cani di taglia medio-piccola occupano meno spazio, è pur vero che la gestibilità viene data dall’educazione impartita. A volte ci si dimentica che un cane di taglia piccola ha le stesse esigenze, compresa l’educazione, di un Wolfhound e spesso capita di assistere alla visione di Chihuahua e Yorkshire maleducati e stressati che abbaiano come forsennati disturbando la quiete pubblica…e non è raro che un ristoratore preferisca un cane Corso calmo e tranquillo, sdraiato sotto al tavolo del suo proprietario, piuttosto che un Volpino di Pomerania in preda ad una crisi isterica.

Detto tutto questo non mi stancherò mai di ripetere che prendere un cucciolo è una scelta che va fatta con consapevolezza e serietà. Perché un cane è davvero per sempre. Ma soprattutto un cane rende migliore la nostra vita, la arricchisce, la completa, ma non ci è indispensabile per viverla. Per il cane invece, per la sua vita, noi sì che gli siamo indispensabili, dal primo giorno in cui entra nelle nostre case e per tutta la sua esistenza.

 

Alessandro Moscati